scampia vele

Un’ora nella vita di Ulisse testimone di giustizia

08 febbraio 2012

Anche solo un’ora nella vita di ULISSE, ex testimone di giustizia, sarebbe impossibile da sopportare. Ma utile per capire.

Un funzionario statale, nato a Napoli, ad ottobre del 1990 assiste, insieme con la moglie, ad un omicidio. A seguito della loro testimonianza, il killer è stato arrestato e processato. Dopo l’addio alla sua vecchia vita, a  parenti, amici, colleghi, lavoro, casa, Ulisse e sua moglie diventano testimoni di giustizia fino alla condanna all’ergastolo dell’assassino, il boss campano Giovanni Salemme. Oggi vivono in una località segreta, senza più la tutela dal sistema centrale di protezione. 

———————-

“… Non vogliate negar l’esperienza

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza” Ulisse

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)

 

Mi chiamo Ulisse. Ho dovuto scegliere un nome in codice. Scusate se non svelo ancora la mia vera identità. Ulisse ricorda l’eroe di Omero che desidera tornare nella sua terra, Itaca. Mi è venuto così, d’istinto, il giorno in cui ho capito che avrei avuto una nuova identità.

La mia vita è cambiata per sempre il 15 ottobre del 1990.

Quel giorno mi trovavo con mia moglie a bordo di un furgone, sulla tangenziale all’entrata di Napoli. Ho visto venirmi incontro sulla corsia di emergenza un uomo che cercava di sfuggire, con fatica, ad un inseguimento. Barcollava affaticato, forse ferito. Dietro un uomo tentava di raggiungerlo con un’arma puntata.  Con un gesto estremo ho pensato di investire il segugio con una brusca manovra di sterzo a destra. Non sono riuscito ad investirlo. Non ho avuto il coraggio di uccidere un uomo. Dai finestrini posteriori abbiamo visto il killer sparare e la vittima cadere a terra. Ho cercato di inseguire il killer ma lui si è dileguato a piedi. Velocemente. La sagoma via via diventava sempre più piccola fino a disperdersi in aperta campagna.

In quel momento hai pochi secondi. Puoi chiudere gli occhi e andare via. Oppure seguite il tuo istinto, se ce l’hai e denunciare. Sono scelte che possono cambiare la tua vita e il corso della giustizia. Accorciarlo. Io gli occhi li ho tenuti aperti e sono andato dai carabinieri rispondendo alle domande fino all’una di notte, in caserma.  Abbiamo scoperto così che il killer aveva ucciso un altro uomo. L’altra vittima era il fratello del ragazzo freddato davanti a noi. Sono arrivati i signori Izzo, i genitori, hanno perduto i figli così, lo stesso giorno. Hanno avuto giustizia grazie a noi. Quell’immagine, questo pensiero, ci ripagherà sempre. Nel frattempo, dopo alcune settimane di latitanza,  il “piccolo” boss locale, Giovanni Salemme, è stato arrestato.

E dal 1990 al gennaio del 1994, fino al secondo processo siamo restati senza protezione, conducendo più o meno la vita di prima e ricevendo solo pochi segnali di pericolo. Alla vigilia del processo di secondo grado, gli avvertimenti sono diventati minacce.Qualcuno ha ucciso il nostro cane, l’auto è stata danneggiata ed io sono stato seguito. Ho ricevuto intimidazioni perfino attraverso un vigile urbano, poi condannato, ma uscito un mese dopo su patteggiamento.   Il 28 gennaio del 1994, pochi giorni prima dell’appello, ci hanno portati via. Mi hanno dato una pistola e rapidamente il porto d’armi. Nell’albergo dove pensavamo di restare qualche settimana, abbiamo vissuto quattro mesi con due figli piccoli: due anni e mezzo il primo, un anno festeggiato in quella stanza, il secondo. Prima di noi aveva ospitato dei pentiti. Così ci trattavano, senza conoscere la differenza. E ce n è un altra di distinzione. Tra testimone e testimone…Noi non eravamo imparentati nè amici di malavitosi e non avevamo subito richieste di pizzo nè chiedevamo giustizia per qualche congiunto ucciso. Insomma il nostro interesse era esclusivamente dovuto a coscienza civile e all’educazione ricevuta. E allora perché ci trattavano da pentiti?

Prima che mi facciate voi questa domanda vi anticipo.

Alla luce di tutto questo vi starete chiedendo: lo rifaresti? “Sì lo rifarei”.

E il mio gesto è la mia eredità per i miei figli, i miei genitori, i miei amici.

Io sono un uomo onesto. Incensurato se questo serve per confermare il mio stato. Non sono diventato testimone di giustizia masticando certe terminologie, certi codici…stringendo talvolta o per sbaglio qualche mano collusa. Non avevamo in famiglia nessun mafioso.

Ecco perché quando nel gennaio successivo 1995 mi han chiesto di sottoscrivere il documento per la richiesta di un protocollo definitivo, sono restato senza parole. Anzi, a bocca chiusa. Come quando non si ha nemmeno più la forza di controbattere. Il documento era lo stesso che usavano i pentiti. Il primo punto  richiedeva di impegnarsi a non commettere più reati. Reati, ma quale reati? Li ho denunciati, non commessi. Per non restare senza protezione ed essere costretti a tornare a casa con tutti i rischi che ciò avrebbe comportato, fui costretto a firmare.  Con un senso di nausea.Giuro che questa è stata tra le peggiori cose che mi sono capitate.

 La domanda di protezione firmata  avrebbe dovuto avere una durata annuale rinnovabile. Tanto stabilisce la legge. Ma l’anno dopo a marzo ci è stata revocata. Non ritenevano che fossimo più in pericolo perché il killer è stato condannato anche in appello all’ergastolo. Le procure di Santa Maria Capua Vetere e di Napoli dichiarano tuttavia  che il rischio a cui sono sottoposti è rimasto immutato. Il giudice a cui hanno affidato la nostra pratica, il Dott. Policastro della Procura di Napoli, dichiara che è sufficiente tenersi lontani da Napoli e Caserta, vivere altrove per farlo tranquillamente. strano modo di ringraziare chi rischia per la Giustizia. E la casa, il lavoro, i parenti, gli amici, la vita che si lascia non contano nulla?  Avevo sempre pensato che si dovevano esiliare i cattivi. Ma allora per lo stato noi eravamo i cattivi? Ci stavano semplicemente e brutalmente scaricando?

 Siamo restati nella casa che gli hanno affidato, senza pagare l’affitto ma senza lavoro, percependo lo stipendio da dipendente statale- garantito dal sistema di protezione. Lontano da casa- che nel frattempo è stata svenduta- dalla mia terra, dagli amici e parenti, dal lavoro. Mia moglie si è ammalata, i figli per anni hanno ignorato la loro vera identità.

Un giorno ci arriva pure la richiesta di lasciare la casa. Ma dove dovevamo andare?Non avevamo più proprietà e ritornare nella nostra città era fuori discussione, altrimenti ci ammazzavano. Abbiamo tenuto duro presentando ricorso al TAR, facendo causa al Ministero dell’Interno e inviando valanghe di lettere al Direttore del Servizio. A fine 1999 abbiamo trovato lavoro in un altro luogo e poi ci siamo trasferiti. Arresi.
A volte ci capita di ingoiare rospi sul nuovo posto di lavoro perchè non è opportuno attirare l’attenzione su di noi. Così ci capita di sopportare angherie da colleghi o superiori proprio a noi che abbiamo infranto il muro dell’omertà in una terra di pericolosi assassini. Io so che non sono solo, ma occorrerebbero giornalisti coraggiosi come Giancarlo Siani, giudici di prima linea, magistrati incorruttibili.

 Provate a chiudere gli occhi. A riaprirli in un luogo distante, che somiglia ad una prigionia ad un esilio. Pensate che tutto ciò che avete fatto fino ad ora non lo farete più.

Il nome  in codice che ho scelto è la metafora di colui che fa di tutto per ritornare nella sua Itaca. Ma io, a differenza di Odisseo, non potrò mai tornare nella mia terra e se mai dovesse avvenire nulla sarebbe come prima.

Nel 2001 lo status di “testimone” viene scisso da quello di “collaboratore”. Io continuo ad avere fiducia nelle istituzioni, a rispettare la legge. Non ho potuto festeggiare i successi professionali con i colleghi, i compleanni con amici e vicini di casa, ma anche e solo riscattare i suoi sacrifici ritornando sicuro in Campania. Non ho offeso la terra, non voglio riconoscimenti o di medaglie.

Chiedo di godere de diritto alla vita, che è una declinazione di libertà. E’ un principio che spesso si nasconde fra dietrologie, paroloni, ma che è la base della costituzione.. Non è una speranza è la base di un paese democratico. Non è uno strumento e nemmeno il fine.

Cito per questo Art. 2 della costituzione.

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

Il diritto alla vita. Per l’appunto.  Ed anche se la legge è migliorata,  anche se oggi la differenza fra testimoni e collaboratori è chiara alla maggior parte delle persone, ci sono storie, come la mia, che non possono non scuotere una responsabilità che, prima di essere nei confronti della giustizia, dei nostri cari, è nei nostri confronti.  Indro Montanelli diceva ai giovani: “Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potere vincerne: quella che s’ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo specchio.”

Credo che sia un arricchimento raccontare chi ci riesce. Così i pochi otterranno il merito di essere rari. Non invisibili.

lo rifarei. Io vengo dalla campania. sono napoletano, viviamo in terre disgraziate, in cui stato e antistato si confondo e i cittadini sanno che possono chiedere tutela ad uno o all’altra. Siamo abituati ad alcuni atteggiamenti che sembrano “normali.” Ognuno di noi è convinto di avere buoni sentimenti e di essere nel giusto se nn fai contrabbando di armi, non chiedi il pizzo, non ti droghi. Perché la maggiorparte di noi non è coinvolta personalmente. E’ evidente che quando andiamo a pagare merci più care perché il commerciante è costretto ad alzare i prezzi, noi paghiamo il pizzo. Quando chiediamo le raccomandazioni e lo chiediamo ai politici che spesso vivono in simbiosi con ambienti malavitosi, noi ci affidiamo ad una malavita in giacca e cravatta.Io sono un testimone di qualcosa che non conoscevo a danno di qualcuno che non conoscevo.

Fate delle sane famiglie.I vostri figli saranno picciotti o uomini onesti grazie alla vostra educazione. Io amo questo paese e le istituzioni di questo paese, ma non tutti quelle che le servono. Sentiamoci tutti servitori con umiltà e teniamoci per mano. Sentiamoci una piramide che discende dalla stessa punta, lì in alto.

Questi anni mi pesano?sì ma sono contento…”

 

   
 
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